Da quando il 15 ottobre 2003 la navicella Shenzhou 5 è partita dal centro di lancio di Jiuquan spinta da un razzo Lunga Marcia 2F con a bordo il primo Taikonauta Yang Liwei, la Cina ha dimostrato di avere pieno diritto ad essere annoverata tra le nazioni più progredite in campo spaziale, essendo il terzo paese al mondo in grado di spedire astronauti in orbita con mezzi propri. Prima questo club super esclusivo era ristretto agli Stati Uniti con la NASA e la Russia con la ROSCOSMOS, con l’Europa tristemente relegata a passeggero di lusso con gli astronauti ESA a turno sugli Space Shuttle, sulle Sojuz e più recentemente sulle capsule Dragon di SpaceX.
Certo, c’è da dire che la Shenzhou è letteralmente una Sojuz copiata in maniera spudorata, ma in fin dei conti non è il primo caso di scopiazzature evidenti. Vero Buran?

Con la messa in orbita del suo “Palazzo Celeste“, la stazione spaziale Tiangong, completata tra il 2021 ed il 2022 ha reso il paese del Dragone l’unica nazione ad avere una propria installazione orbitale permanente in solitaria, visto che la ISS è opera di un consorzio di nazioni che collaborano e condividono costi, spazi, equipaggi.
Ma le attività umane nello spazio non sono le uniche in cui la Cina ha dimostrato di essere in grado di compiere passi in avanti costanti e notevoli, basandosi sulle proprie forze. Basti pensare al programma Lunare Chang’e, che ha messo la prima sonda cinese in orbita intorno al nostro satellite nel 2007, il primo allunaggio con il rover Yutu-1 nel 2013, il primo allunaggio sul lato nascosto della Luna con il rover Yutu-2 nel 2019 ed il ritorno di campioni lunari sulla Terra nel 2020, infine il ritorno dei campioni del lato nascosto nel 2024. Basta vedere le date per notare come sia una progressione mostruosamente costante, ed anzi, in un certo senso in accelerazione.

Anche il pianeta rosso, Marte, è stato al centro delle attenzioni del programma spaziale cinese, con il primo orbiter, il Tianwen-1, ancora oggi funzionante, ed il Rover Zhurong atterrato con successo a maggio 2021. Solo gli USA erano riusciti a far atterrare con successo su Marte una sonda al primo tentativo.
Dando un’occhiata al futuro, gli obiettivi se vogliamo sono ancora più notevoli. In primis il progetto della ILRS (International Lunar Research Station) una collaborazione tra CNSA (Cina) e ROSCOSMOS mira a costruire un avamposto sulla superficie della Luna, ufficialmente una base di ricerca scientifica, per effettuare ricerca e iniziare quello che è un po’ il pallino di molti, sia dalle parti della NASA che altrove, ossia quella che viene detta “In-situ Resource Utilization“, ossia la produzione e l’utilizzo di quelle materie prime che possono essere estratte direttamente sul nostro satellite, evitando così di portarsele dalla Terra (peso, volume, costi, i grandi demoni di ogni missione spaziale assillano gli ingegneri da sempre). Ricordo che la regolite è ricca di elementi preziosi, dal ferro, l’alluminio e lo stesso ossigeno vitale per la permanenza umana di lungo termine in avamposti così isolati dalla Terra. La posizione di questa stazione dovrebbe essere al polo sud lunare, per la migliore esposizione solare e quindi possibilità di generare energia tramite pannelli solari, sia per la presenza ormai nota di acqua all’interno dei crateri in ombra. Al progetto si sono unite anche altre nazioni, non tutte di primo piano e sicuramente molto più in orbita “sovieti..” “russa” (Azerbaijan, Bielorussia, Egitto, Nicaragua, Serbia, Pakistan, Sudafrica, Tailandia, Venezuela, Kazakhstan, Senegal) ma sicuramente tali da giustificare il titolo “international” al progetto e probabilmente legati da un sentimento anti-americano che non staremo qui a commentare (perchè la polemica non mi appartiene – Cit.). L’orizzonte temporale per vedere operativa la stazione è il 2035, con una corsa alla Luna che si fa sempre più intensa, ed in cui onestamente l’Occidente con lo zoppo programma Artemis sembra destinato ad arrivare secondo.

L’occhio di Smaug del Dragone si poserà poi molto più lontano, con il progetto del telescopio spaziale Xuntian, una specie di Hubble made in Cina, con una gamma spettrale dal visibile al vicino ultravioletto, ma con una caratteristica estremamente interessante: sarà posizionato in modo da poter attraccare periodicamente alla stazione spaziale Tiangong, così da poter essere effettuata la manutenzione periodica ed eventualmente installati degli upgrade. Lancio previsto? Tardo 2026, praticamente domani.
Se la roadmap cinese “National Medium-and Long-Term Development Plan for Space Science 2024-2050” definisce tre fasi, una fino al 2027, una fino al 2035 ed una fino al 2050 (per le missioni con equipaggio umano in orbita marziana), appare subito ben chiaro come il gigante asiatico ragiona ed agisce. Pianificare sul lungo periodo, programmando ed imparando passo dopo passo tutto ciò che gli serve per compiere con successo gli step successivi. Già, sembra una cosa banale e scontata, diremmo di oggettivo buonsenso ma in realtà di scontato c’è molto poco, vediamo perchè.
La stabilità politica e la pianificazione centralizzata del sistema a partito unico cinese, presenta, senza dubbio, delle criticità profonde a livello democratico (dubito che avrei potuto scrivere questa frase pubblicamente, ad esempio… se sparirò improvvisamente, ricordatemi con affetto), tuttavia proprio questa stabilità permette di preservare obiettivi strategici anche attraverso i mutamenti economici e generazionali che metterebbero a dura prova altre nazioni (soprattutto quelle occidentali).

La Cina fa della centralizzazione e delle istituzioni dedicate un punto di notevole forza, (tramite la China National Space Administration ed il China Manned Space Agency, oltre all’Accademia delle Scienze Cinese). Essendo sotto controllo governativo diretto non sono enti suscettibili di negoziazioni parlamentari, non dipende dalla leadership di uno o quell’altro partito, quindi a livello strategico la programmazione è ferrea, legata spesso a Piani Quinquennali. Un altro punto forte della strategia cinese è la roadmap modulare e progressiva. Ogni step è attentamente calibrato per essere propedeutico al successivo e non avere salti improvvisi. Basti pensare alle strategie ad esempio di SpaceX, che spesso rivoluziona improvvisamente i suoi programmi e la differenza ci appare lampante. Certo, il paragone è un po’ forzato, essendo SpaceX non un ente governativo ma un’impresa privata.
Perchè però il lungotermismo conta tantissimo per la Cina? La tecnologia per iniziare, richiede anni per essere portata a compimento e continui cambi di amministrazione sono deleteri per raggiungere gli obiettivi, rischiando di buttare nel bidone dell’umido il know-how, soldi ed ore di lavoro accumulate fino a quel momento. Prendiamo l’esempio della NASA. Con l’amministrazione Bush (2004) avevamo il programma Constellation, poi cestinato nel 2010 dall’amministrazione Obama, che si è voluta concentrare a torto o ragione su asteroidi ed altre missioni. Nel 2017, il Tycoon ha sparigliato di nuovo le carte con il programma Artemis ed il ritorno sulla Luna, passando attraverso l’amministrazione Biden che ha dovuto fare i conti con tagli e ritardi. Tagli e ritardi tra l’altro reiterati all’inizio di questa amministrazione “Trump 2 – la vendetta“. Un’analisi di Ars Technica ha ad esempio notato come questi continui cambiamenti hanno fatto in modo che la Cina andasse quasi a colmare il gap con gli USA, che stanno rischiando seriamente il sorpasso. L’effetto positivo del lungotermismo cinese è inoltre cumulativo. Ogni missione di successo alimenta la successiva, creando un virtuosismo tecnologico. Ed ancora, questi successi alimentano il soft power del Dragone a livello internazionale. Aumenta la credibilità, la fiducia ed attrai partner ed investitori. Tra l’altro, avendo una direzione chiara, anche internamente gli investimenti vengono effettuati in maniera più oculata e sicuramente gli sprechi sono inferiori, dando anche continuità ad aziende e centri di ricerca per decenni.
Ed in tutto ciò, l’Europa? Beh l’ESA ha sostanzialmente un altro problema, ossia la complessità collegiale. Il programma spaziale europeo, seppur per certi versi più virtuoso di quello americano (con un budget inferiore alla NASA, potremmo dire che spende meglio i dindini che ha) ha il difetto di dover prendere decisioni di compromesso, visto che ogni programma deve essere negoziato tra gli Stati membri. Questo porta a ritardi e soluzioni magari non ottimali pur di accontentare tutti i presenti al tavolo. Ha inoltre il problema della suddivisione proporzionale dei ritorni industriali legati al contributo finanziario dei singoli Stati (Geo-Return) ed inoltre, dovendo fare i conti con elezioni nazionali, priorità economiche divergenti ed a volte il cambio di peso specifico nei contributi da parte delle nazioni può venire a mancare una visione unica della strategia da adottare. Ovvio, non ha solo limiti e malus. Ci sono anche notevoli punti di forza, come la cooperazione multinazionale che oltre a cementare le relazioni tra gli stati membri, è anche la dimostrazione che quando vogliamo, noi esseri umani sappiamo coalizzarci per obiettivi grandiosi e lavorare alacremente insieme senza scannarci come un branco di orchetti davanti a due Hobbit belli carnosi (si ho rivisto il Signore degli Anelli recentemente, ok?).

Dal punto di vista scientifico, il pluralismo è sempre fonte di ispirazione ed i contributi forniti porta ad una ricchezza più difficile da avere se ti ostini a correre da solo. Il risultato è che sostanzialmente l’ESA a mio avviso è un paradosso. Eccelle come non mai in missioni prettamente scientifiche ma non riuscirà mai a pareggiare i conti con l’oltre-oceano se non riuscirà a dotarsi di una capacità di lancio con tempistiche adeguate alle sfide sempre più rapide ed impellenti.
Se ad esempio dalle parti di NASA/SpaceX/ULA (ed altri) i lanci ormai sono quasi all’ordine del giorno e superano ormai le centinaia all’anno, il vecchio continente si ferma a tre. La Cina? 68 nel 2024 (e non ho minimamente toccato il tema della filiera di razzi Long-March in via di test, con più varianti di un modello di telefoni Xiaomi).

In più, come dicevo prima, l’ESA non è in grado di inviare astronauti nello spazio per conto suo, ha sempre bisogno di un servizio-taxi spaziale. Finchè non sarai autonomo da questo punto di vista, rischierai sempre di essere un protagonista di serie B nel panorama spaziale.
In conclusione, il percorso della Cina dimostra come il lungotermismo si trasforma in un vantaggio competitivo straordinario. Se Pechino ha dimostrato con la sua roadmap verso il 2050 di avere una coerenza che contrasta con le oscillazioni dettate dalla politica occidentale tipiche di USA ed Europa, garantendo continuità, dall’altra parte l’occidente deve trovare un equilibrio costruendo istituzioni e meccanismi che diano appunto a stabilità alle strategie spaziali senza sacrificare pluralismo e trasparenza democratica. Perchè lo spazio non è cosa di una legislatura, è una sfida generazionale che non si può fallire.
