Aggiornamenti su HLS – Per SpaceX tanto marketing ma pochi dettagli

Il 30 ottobre SpaceX ha diffuso sul suo sito web un update riguardante principalmente lo stato di avanzamento dei lavori per HLS (ossia la navetta che dovrebbe riportare l’uomo sulla Luna con Artemis 3).

Quello che traspare dall’annuncio è in realtà molto poco a livello tecnico e più un’operazione di marketing volta a tranquillizzare la NASA (e parere strettamente personale, forse anche un po’ se stessa) riguardo le tempistiche del progetto, visti i numerosi ritardi accumulati da Starship.

E sebbene il patron di SpaceX abbia etichettato come “silly” l’idea che un altro lander possa esser preso in considerazione come mezzo per tornare sul nostro satellite, non è difficile immaginare che dalle parti di Starbase l’aria che si respira possa essere stata pesante per giorni. Ed ecco infatti che la casa dei razzi Falcon se ne esce con una paginata un po’ “autocelebrativa” in cui ricorda i successi del Test 11 di Starship avvenuto qualche settimana fa (indubbiamente un passo avanti importantissimo, dopo i problemi alla Ship Block V2 messa anticipatamente in naftalina in favore della V3 che debutterà entro fine anno…forse) e soprattutto annuncia che HLS avrà un’architettura di missione semplificata per rispettare i tempi ed aumentare la sicurezza dell’equipaggio di Artemis 3.

SpaceX ricorda come ad esempio sia già riuscita ad effettuare la cattura al volo del booster Super Heavy ed il rientro controllato (non sempre, bisogna rammentarlo, con un paio di esplosioni pirotecniche in atmosfera ed addirittura l’incidente che ha distrutto la rampa per i test a Massey) della Ship. Inoltre, passaggio molto importante, durante l’ultimo test è riuscita a trasferire 5 tonnellate di carburante dai serbatoi interni della Ship, un preambolo fondamentale in vista dei test di rifornimento nello spazio, cuore dell’architettura del programma Starship. Senza il rifornimento in orbita infatti, è impossibile, oltre che utopistico, pensare alle missioni lunari o ancora più in là… verso Marte. E se persino la presidente di SpaceX Gwynne Shotwell se ne esce con la dichiarazione “Spero che il rifornimento in orbita sia meno difficile di quanto dicono i tecnici” è evidentemente un sintomo che la sfida è davvero molto, molto impegnativa e sta facendo perdere molte ore di sonno in Texas.

Tutto molto bello, direte voi. Safety first, come dicono tutti gli HSE Manager di ogni azienda che si rispetti (meh..). Si, concordo anche io, ma scorrendo nel testo di SpaceX non si trova nessun dettaglio tecnico di questa fantomatica architettura semplificata e quindi i dubbi permangono.

Ad onor del vero c’è anche da dire che l’azienda ha elencato tutta una serie di test effettuati con successo entro i tempi previsti (tempi per i quali aveva ovviamente ricevuto finanziamenti… perchè ricordiamoci sempre che è pur sempre tutto business..), tuttavia sono tutti test effettuati a terra, mentre le criticità più importanti sono legate ai test di volo non ancora effettuati.

I test effettuati da SpaceX riguardanti HLS

I test effettuati da SpaceX per il programma HLS

SpaceX ha anche annunciato quali saranno i prossimi passi da compiere nei prossimi mesi. Ed infatti si parla già del dodicesimo volo di prova di Starship (con il debutto della V3) a fine anno o molto più probabilmente a inizio 2026, un test che sarà sicuramente più lungo e sarà il preludio al successivo test di aggancio di due Ship nello spazio, visto che i tecnici dovrebbero aver messo a punto (il condizionale è d’obbligo) i sistemi di navigazione e docking basati sui sensori “DragonEye” che sono anche quelli delle capsule Dragon (che fantasia coi nomi eh…). Questo anche all’insegna del contenimento dei costi e della sicurezza, avendo un sistema che è stato testato molteplici volte nei viaggi verso la ISS.

Resta da capire se questo annuncio riuscirà a placare almeno parzialmente le ansie (che hanno a loro volta l’ansia) ed i timori della NASA, dopo che durante il Von Braun Space Exploration Symposium in Alabama, due ex amministratori (Jim Bridenstine e Charles Bolden) hanno espresso vive preoccupazioni per l’architettura dell’allunaggio per il programma Artemis, sia per le sfide tecniche, sia per i ritardi nell’ottica della competizione con la Cina, che si preannuncia la grande favorita nella corsa alla Luna entro il 2030. I due grandi Ex, hanno inoltre suggerito che una valutazione più approfondita di HLS andrebbe creata una commissione indipendente (REALMENTE INDIPENDENTE… perchè.. who watches the watchmen?) che dovrebbe fornire un rapporto dettagliato a NASA, Casa Bianca (sempre se non la demoliscono tutta prima) ed il Congresso.

Sicuramente, le dichiarazioni dell’amministratore ad interim della NASA Duffy (a proposito…. ma quando verrà nominato il nuovo amministratore? Sta diventando una telenovelas, con Isaacman che pare abbia avuto di nuovo un incontro con Trump per il ruolo) hanno rinvigorito le ambizioni dei competitors di SpaceX, in primis Blue Origin che con il suo Blue Moon mira ad effettuare un test del Mk1 tra fine 2025 ed inizio 2026, lanciandolo con il proprio vettore New Glenn. In più secondo quanto diffuso da un articolo di ArsTechnica, pare che la NASA stia valutando l’impiego di un Mk1 modificato per accelerare la corsa alla Luna e battere così i cinesi, senza aspettare il lander Mk2 (quello tecnicamente deputato al trasporto di astronauti, almeno originariamente).

Insomma, se per rivedere l’uomo quantomeno in orbita lunare non manca molto (Artemis 2 partirà a febbraio 2026), la strada verso una presenza dell’uomo sul nostro satellite appare ancora impervia, colma di insidie e ritardi, oltre che di incertezze.

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